UE, LICHERI (M5S): BLOCCATO COLPO DI MANO ANCIEN REGIME CONTRO CAMBIAMENTO IN EUROPA

“Le forze politiche dell’Ancien Régime che ancora, per poco, dominano il Parlamento europeo e che sentono il fiato sul collo delle forze democratiche che a maggio daranno l’assalto elettorale alla vecchia classe politica europea, hanno tentato un gravissimo colpo di mano, profondamente antidemocratico, provando ad attribuire alla maggioranza il potere di sciogliere i gruppi dell’opposizione. Grazie al lavoro degli eurodeputati del Movimento 5 Stele siamo riusciti a fermarli: gli scandalosi emendamenti proposti da Popolari, Socialisti e Alde sono stati bocciati. Questa è una grande vittoria dei cittadini contro i partiti-zombie dell’establishment europeo che cercano disperatamente di difendere lo status quo e il loro potere. Il cambiamento non si ferma, anzi, il voto di oggi dimostra che è già iniziato”. Lo ha dichiarato il senatore M5S Ettore Licheri, presidente della Commissione Politiche Ue di Palazzo Madama. 

Fonte: http://www.politicamentecorretto.com/index.php?news=104975

Ecco perchè il #PD si è alterato al mio discorso.

“Il reddito di cittadinanza e lo dico qui ancora una volta, nella speranza che voi riusciate a capirlo, prende il disoccupato cronico e lo accompagna, poichè figlio di un mestiere che nessuno più chiede, verso una nuova formazione professionale, li dove lui può avere una speranza per poter entrare nel mercato del lavoro. Ma lo sapete perchè loro sono contrari? Perchè il disocupato cronico è un voto sicuro per la politica, è un gancio che voi mettete al collo del poveretto”

L’Europa ci attacca perché ha paura. Parla Ettore Licheri (M5S)

Pubblico la mia intervista rilasciata a formiche.net e ringrazio Gianluca Zopponini per l’opportunità.
Il presidente della commissione per le Politiche Ue del Senato a Formiche.net: Oettinger e Moscovici non accettano il cambiamento e per questo ci bastonano. Draghi? Da lui si possono accettare degli appunti

No, non è stato un attacco coordinato, qualcosa di pianificato. E tanto per dirla tutta, Gunter Oettinger non è Mario Draghi che a sua volta non è Pierre Moscovici. Stature diverse. All’indomani della tripla bordata rifilata all’Italia dalle massime cariche economiche europee, preoccupate di ritrovarsi tra le mani una manovra alla dinamite, il Movimento Cinque Stelle chiarisce il suo Europa-pensiero. E lo fa per bocca di Ettore Licheri senatore pentastellato, presidente della commissione per le Politiche dell’Ue, nonché spettatore di prima fila all’audizione di Oettinger ieri in parlamento. Il quale, come spiega in questo colloquio con Formiche.net, non ha certo perso tempo a schierare la contraerea a difesa dell’operato del governo gialloverde.

Piccola cronistoria di un giorno di ordinaria tensione. Da Parigi, la prima autorità ad aprire il fuoco di sbarramento è stato il commissario agli Affari Economici e monetari è stato Moscovici, il quale ha definito senza troppi preamboli l’Italia “un problema per l’Eurozona” chiedendo al contempo al governo di Roma un “bilancio credibile per il prossimo anno, con l’invito a continuare il processo di riforme”. Subito dopo è toccato al presidente della Bce tirare fuori il pungiglione, tradendo per qualche ora la tradizionale misuratezza e accusando l’Italia e il suo governo di eccessiva disinvolura nel parlare a mercati aperti. Un chiaro riferimento a Lega e Cinque Stelle, spesso artefici di focolai di speculazione prontamente spenti dallo stesso Tria.

Più felpato Oettinger, titolare del Bilancio Ue e protagonista alcuni mesi fa di accese polemiche (poi rientrate dopo una parziale rettifica delle frasi che gli erano state attribuite da un quotidiano) sulle presunte “lezioni” che i mercati stavano dando agli elettori italiani ancora indecisi su chi votare. Forse memore della vicenda ha usato toni meno taglienti dei suoi illustri colleghi, ma non per questo il messaggio recondito va preso sottogamba. “L’Italia, ma così la Francia e la Germania, ha ora che sta per terminare il Qe, bisogno della fiducia di imprese, banche e cittadini che acquistano il debito del Paese”.

“Ieri non ho avuto la sensazione che si trattasse di un attacco all’Italia premeditato”, chiarisce Licheri. “Vanno fatte delle distinzioni tra quello che rappresenta Mario Draghi e ciò che invece simboleggiano Oettinger e Moscovici. Il primo, da tecnico, ha semplicemente detto che dobbiamo scrivere una manovra in grado di stimolare la crescita e dobbiamo farlo senza salti nel vuoto o fughe in avanti. Giudico poi saggio il suo invito ad evitare esternazioni che possano direttamente o indirettamente suscitare preoccupazione nel delicato mondo dei mercati internazionali. La ragionevolezza predicata da Draghi ci può dunque stare. Cosa molto diversa sono gli altri due. E sa perché? Perché in questo secondo caso parliamo di due figure di stampo conservatore e reazionario. Simboli di una vecchia politica che dopo aver oppresso i cittadini oggi si scaglia, isterica e spaventata, verso tutto ciò che rappresenta il cambiamento.

L’analisi di Licheri è dura e cruda. “Questo persistente rifiuto dell’establishment europeo al dialogo non è altro che una manifestazione di profonda debolezza. Sono stati incapaci di governare le trasformazioni ed i mutamenti sociali di questa epoca, ed oggi si agitano scompostamente intravedendo all’orizzonte l’approssimarsi della loro fine politica. Sono due figure condannate dalla loro stessa mediocrità, prigionieri dei loro stessi schemi mentali”.

Di più. “Si sono sempre rifiutate di cogliere le straordinarie opportunità del momento per ricercare nuove e più innovative formule di allargamento della partecipazione alla vita politica. Ed ora, trovo quasi scontata questa rabbia da chi continua ad affermare che non sia possibile un’altra idea di Europa. Nessuno prima e dopo le politiche di quest’anno avrebbe scommesso su una combinazione politica tra Lega e Cinque Stelle, eppure è successo. Una collaborazione tra due soggetti così diversi per origine e per storia e pure così efficaci nella loro azione di governo. Questo è quanto li ha mandati in corto circuito”.

E come la mettiamo con gli investitori, il cui metro di misura è forse un poco più pragmatico di quello in uso alla nomenklatura Ue? “Se proprio lo vuole sapere risparmiatori e investitori ci hanno dato credito e fiducia. Qualcuno è ancora fermo alle fiammate dello spread di luglio e agosto, o alla famosa fuga di capitali dall’Italia. Ma ora il differenziale è sceso perché gli investitori hanno finalmente compreso che noi stiamo facendo il bene di questo Paese. E infatti guardi i valori delle ultime sedute…”. Licheri non si ferma più.

“Voglio aggiungere una cosa, a Bruxelles qualcuno forse sperava in un attacco speculativo sull’Italia, che non c’è stato. E sa perché? Perché gli investitori hanno capito che al governo di questo Paese è salita una forza riformatrice ma responsabile. Una combinazione vincente di due grandi soggetti politici popolari che, pur con due storie diverse, con i fatti hanno dimostrato di saper attaccare la corruzione, gli sprechi, i privilegi e la precarizzazione del lavoro. L’Italia è un grande laboratorio politico dove si stanno sperimentando nuovi assetti per quello che forse potrebbe essere l’Europa del domani. Credo che le ragioni del l’idiosincrasia di Moscovici verso l’Italia nascano proprio da questa constatazione”.

SE VOGLIAMO PARLARE DI RAZZISMO E DI DITTATURE, PARLIAMONE PURE.

Scelgo di intervenire sull’oggetto di un dibattito sviluppatosi nei giorni scorsi. E più precisamente sulla questione sorta intorno alla complessa fisionomia dell’attuale quadro politico nazionale ed internazionale. Ho letto la preoccupazione di Mario Segni per la fine della vecchia democrazia liberale “a favore di sistemi profondamente intrisi di intolleranza e forse di razzismo” ed ho ascoltato Beppe Pisanu definire l’attuale governo il frutto di “una positiva spinta utopica non sostenuta però da una adeguata capacità di analisi culturale”.

Tanti i temi trattati: la crisi delle istituzioni, le nuove frontiere della globalizzazione, l’arretramento dello Stato sociale, l’efficacia delle politiche di gestione dei flussi migratori. Ottimi spunti per un’ideale passeggiata lungo le rive inascoltate dei 22 milioni di cittadini italiani che nelle urne avevano gridato basta ad una politica fintamente buonista ed ostinatamente lontana.

Ma così non è stato.

Dalla discussione non è emerso un benché minimo cenno di revisione critica del passato ed, in definitiva, il tutto è andato a condensarsi nella irriducibile oleografia del “ Salvini razzista” e del M5S che vuole “portare l’Italia fuori dall’Europa”.

Francamente, troppo poco.

Approfitto allora di queste righe non tanto per ricordare che l’esistenza di un contratto di governo sottoscritto dai due leaders di maggioranza esclude ogni tipo di iniziativa personale che stia fuori dai temi politici dell’accordo, quanto per unirmi anche io all’allarme sui possibili pericoli per la nostra democrazia.
Sono di pochi giorni fa le dichiarazioni del PM di Genova Francesco Cozzi, titolare dell’inchiesta sul crollo del ponte Morandi, che al Corriere della Sera ha parlato di “soggetto pubblico espropriato dei suoi poteri”.

É lo Stato che si volta e si nasconde. È lo Stato che lascia fare. È lo Stato che abdica e diventa invisibile ed insieme ad esso diventano invisibili anche le persone. Perché sono più di 30mila in Puglia gli stranieri che anche questa estate hanno partecipato alla raccolta di milioni di tonnellate di pomodori. Difficile quantificare il loro numero esatto, considerato che nessuno ha mai fatto un vero censimento di questi “nuovi schiavi” sconosciuti alle autorità locali.

Ed a proposito di lavoro, come leggere senza preoccupazione i dati ISTAT che segnalano, in un anno, 440 mila contratti a termine su 457 mila assunzioni lavorative?

Ecco allora che anche il più sprovveduto degli osservatori capisce che c’è qualcosa che non funziona in questo paese. Qualcosa di molto più allarmante rispetto all’esternazione di questo o di quel ministro, qualcosa che ha finito per svuotare l’essenza stessa delle libertà di autodeterminazione di un individuo.

Il dispotismo in Italia esiste ed esiste da tempo. Ma per esercitare la propria autorità esso non ha avuto bisogno di una squadra fascista che bussasse alla porta alle quattro del mattino. Il dispotismo in Italia ha agito in forma elegante, silenziosa, compiacente, benevola. Prodotto adulterato di una politica che ha consegnato il potere ad un gruppo ristretto di oligarchie economiche in grado di influire in maniera determinante sulla vita collettiva senza passare attraverso il controllo delle istituzioni democratiche.

Questo è, dunque, il fronte della sfida che attende il nuovo governo: 1) restituire allo Stato sovrano ed agli organismi internazionali il potere di controllo sulle oligarchie economiche di modo che non possano più agire indisturbate nel perseguire i propri interessi particolari; 2) sottrarre ai potentati finanziari il dominio dei mass-media perché sia favorita la crescita di una opinione pubblica vigile, informata e pluralista; 3) attuare una energica politica di contrasto alle tante diseguaglianze sociali che mettono i non tutelati, i poveri, i migranti, i giovani disoccupati, in una condizione che non è di cittadini ma di veri e propri paria di nuova generazione.

A Mario Segni dico che questo è il razzismo che dobbiamo combattere. A Beppe Pisanu rispondo invece che sì, voler cambiare questo stato di cose potrebbe sembrare un’utopia. Ma perché non provarci?

 

Ettore Licheri
Movimento 5 Stelle
Presidente della Commissione Affari Europei Senato

Per la Sardegna il M55 avrà un programma rivoluzionario

 

Ettore Licheri non ha dubbi: il Movimento 5 Stelle presente­rà alle Regionali un programma «coraggioso e rivoluzionario». L’avvocato sassarese, neo sena­tore pentastellato e presidente della commissione Politiche Ue, è ottimista sul futuro dei Cinque stelle in Sardegna e a Roma. Ma, dopo le polemiche dei giorni scorsi su Andrea Mura, ammet­te di aver sbagliato a pensare che il velista «fosse un valore ag­giunto».

L’assenteismo di Mura vi ha creato imbarazzo?

«Su di lui è stato detto tutto. I cittadini, però, hanno constata­to che il Movimento ha pronta­mente allontanato chi ha man­cato ai propri doveri istituziona­li».

Personalmente che cosa ne pensa?

«Mi spiace per Mura, ritenevo che potesse essere un valore ag­giunto ma mi sbagliavo. Andia­mo avanti, siamo tutti utili alla causa ma nessuno è indispensa­bile».

C’era l’accordo sul ruolo di te­stimoniai?

«Assolutamente no».

Le regionarie premieranno il valore reale dei candidati?

«Non posso rivelare nulla sui nomi. Ma posso anticipare che, dai tavoli di lavoro, uscirà un programma veramente corag­gioso, rivoluzionario, ricco di progetti innovativi che final­mente racconteranno una nuo­va idea di Sardegna».

Basterà a convincere gli eletto­ri?

«Siamo entrati nel terzo mil­lennio e spero che scelgano di non farsi accompagnare in que­sto percorso dai politici del seco­lo scorso».

Sarete avversari della Lega. Un problema?

«No. Abbiamo percorsi e sto­rie politiche diversi. A Roma sia­mo riusciti a fare una sintesi efficace moderna consacrata dal contratto, ma nei territori ognu­no porta avanti i propri proget­ti».

Dopo due mesi è possibile fa­re un bilancio del nuovo gover­no?

«Sì, ed è straordinariamente positivo. Dopo 25 anni di cagno­lini, signorsì e raccontatori di barzellette, ci siamo riconqui­stati in Europa l’autorevolezza ed il rispetto perduto».

Qualche problema sul tema dei migranti?

«Abbiamo troncato il business dell’immigrazione che aveva fat­to cosi tanto felice Salvatore Buzzi di Mafia capitale e, sia chiaro, senza aver mai mancato agli obblighi giuridici e morali di soccorso in mare».

Quali meriti al Movimento?

«Stiamo liberando i giovani dalla schiavitù del precariato, i poveri dalla schiavitù del gioco d’azzardo, l’economia dal tradi­mento delle delocalizzazioni. Stiamo insomma restituendo ai lavoratori quelle tutele sociali che destra e sinistra avevano sa­crificato all’altare del neoliberi­smo finanziario».

Ha già testato la difficoltà di rapportarsi con l’Unione euro­pea?

«Al contrario. Sia io che il mi­nistro Savona abbiamo raccolto un generale sentimento di colla­borazione da parte delle istitu­zioni europee. Certo, stiamo vi­vendo il cambio repentino di un epoca. Tutte le istituzioni devo­no sentire perciò l’esigenza di darsi una nuova architettura più aderente alle nuove esigenze del popolo».

Il governo è contro il Ceta. I prodotti agroalimentari sono a rischio?

«Sulla questione l’attuale di­battito pubblico pecca di super­ficialità. Il trattato contiene cen­tinaia di clausole, alcune potreb­bero essere positive, altre molto negative. Se un governo ratifica un trattato nessuno deve piange­re e nessuno gongolare di gioia, per la semplice ragione che un buon governo firma un trattato quando questo è nell’interesse generale di tutti i cittadini».

Matteo Sau (L’Unione Sarda)

Aree di crisi industriale complessa, la Commissione Ue del Senato dà parere positivo

Aree di crisi industriale complessa, la Commissione Ue del Senato dà parere positivo

 Saranno stanziati nove milioni di euro a favore della Regione Sardegna per il rifinanziamento degli ammortizzatori sociali. E quei soldi non sono considerabili “aiuti di Stato”, questo in sintesi il contenuto del parere favorevole della Commissione delle Politiche dell’Unione Europea presieduta dal senatore sardo  Ettore Licheri (M5s).  «Da sardo sono orgoglioso che il primo atto a mia firma di questa legislatura abbia riguardato la mia terra. Sono certo che il sistema Europa con i suoi regolamenti, se studiato con attenzione, potrà essere un partner importante per il rilancio dell’economia».

Uno stanziamento di 9 milioni di euro per il 2018, in favore della regione Sardegna, per il rifinanziamento degli ammortizzatori sociali in deroga nelle aree di crisi industriale complessa. La XIV Commissione permanente del Senato, competente in materia di rapporti con l’Unione europea, ha dato parere non ostativo al ddl di conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 9 maggio 2018, n. 44, recante misure urgenti per l’ulteriore finanziamento degli interventi di cui all’articolo I, comma 139, della legge 27 dicembre 2017, n. 205, nonché per il completamento dei piani di nuova industrializzazione, di recupero o di tenuta occupazionale relativi a crisi aziendali, approvato dalla Camera dei deputati.

La Commissione presieduta dal senatore sardo Ettore Licheri (M5s) era chiamata ad un passaggio delicato e importante. Si trattava, infatti, di verificare che i soldi stanziati non fossero da considerarsi “aiuti di Stato” e dunque vietati dal famigerato regolamento 651/2014 che dichiara alcune categorie di sostegno finanziario pubblico compatibili con il mercato interno CE ed altre incompatibili.

È noto come in passato gli aiuti di Stato siano stati oggetto di interpretazioni (a cominciare dal delicato tema della continuità territoriale) eccessivamente restrittive. Autentiche tagliole scattate inesorabili al nascere di tanti trascorsi progetti di rilancio dell’isola. L’auspicio è che adesso, con un sardo alla Presidenza della Commissione Politiche UE, i rapporti con le linee di pensiero di Bruxelles possano essere più costruttivi e meno conflittuali.

«Tengo a precisare che il dossier è stato istruito con la massima cura, obiettività e diligenza, tanto che il provvedimento è stato votato all’unanimità da tutte le forze politiche. Approfitto per ringraziare anche il senatore sardo Emilio Floris intervenuto nella discussione – dichiara il presidente Ettore Licheri –. Sono felice che la Commissione da me presieduta abbia dato dimostrazione di come il sistema Europa con i suoi regolamenti, se studiato con attenzione, possa essere un partner importante per il rilancio della nostra economia».

Esaminati tutti gli orientamenti espressi sul punto dalla giurisprudenza Europea la Commissione delle Politiche Ue del Senato ha così valutato che   nel rifinanziamento “non sembrano sussistere profili di incompatibilità con l’ordinamento dell’Unione europea”.

Ennesima presa in giro ai danni dei sardi

Ennesima presa in giro ai danni dei sardi: Tirrenia sposta la sede legale da Cagliari a Milano e gli oneri fiscali sul suo fatturato andrà a pagarli altrove. Arrivederci e grazie.

Niente di nuovo, per carità, si tratta di un copione che si ripete da sempre. Sardegna, terra da sfruttare e profitti che volano altrove .
Il gruppo Onorato incassa € 73 milioni annui di contributi pubblici ed il diritto di gestire a suo piacimento la mobilità dei cittadini isolani. Un privilegio per il quale la società ringrazia consegnandoci, ogni anno, una lista di disservizi e tariffe estive esorbitanti.
Il gruppo incassa i soldi, noi incassiamo gli insulti: la sede operativa di Tirrenia resterà a Napoli mentre quella legale si trasferirà a Milano.
In fin dei conti, per i contabili societari siamo solo numeri da cui trarre utili. Gente che si muove per mare, senza diritti e senza tutele.
Ma chissà che non sia vicino il giorno in cui, anche per i signori della continuità territoriale, qualcuno potrà esclamare: “È finita la pacchia”.

La politica e la salute dei cittadini: Quale futuro?

La politica e la salute dei cittadini: Quale futuro?

Andrea Piana e Giovanni Sotgiu

La salute rappresenta una condizione di benessere fisico, psichico, sociale, ed ambientale secondo la dichiarazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità nel 1948.

Tale concetto è stato implicitamente anticipato dall’articolo 32 della Costituzione che considera la salute come un diritto che deve essere garantito e, come tale, lo Stato Italiano deve mettere in condizione tutti i cittadini di raggiungere il più alto livello di salute. E ciò ad evidenziare, qualora fosse necessario, la lungimiranza dei nostri padri costituenti.

Tuttavia, la modifica dell’articolo V della Costituzione del 2001 e la conseguente regionalizzazione e costituzione di 21 sistemi sanitari diversi ha condotto a differenti modelli assistenziali e standard organizzativi che hanno creato profonde diseguaglianze ed iniquità, particolarmente nel centro e sud Italia ed a carico delle fasce più povere della popolazione. Ciò ha avuto, anche alimentata dalla profonda crisi economica, fattasi rilevante a partire dal 2008 in poi, conseguenti riflessi sullo stato di salute generale della popolazione e sul welfare.

Come anche evidenziato dall’ultimo Rapporto di Osservasalute 2017, l’aspetto più eclatante delle diseguaglianze socio-assistenziali è risultato la riduzione della vita media di maschi e femmine, particolarmente nel sud Italia.

Come far fronte a questo squilibrio? La politica potrebbe dare risposte in tale ambito?

Riteniamo che la salute debba rappresentare una priorità delle agende della politica nazionale, regionale, e locale, con interventi legislativi e normativi mirati a dare enfasi alla tutela ed al potenziamento dello stato di salute. Questo si configura non solo con interventi diretti all’interno dei servizi sanitari regionali, ma anche attraverso politiche di tutela dell’ambiente, del lavoro (e quindi del reddito individuale), del sistema sociale, dell’economia, della ricerca, e del sistema scolastico e universitario.

Una lettura attenta delle criticità epidemiologiche, mediante il miglioramento dei sistemi informativi, permetterebbe di identificare meglio le priorità ed i bisogni di salute e di poter meglio dare specifiche risposte ove più necessario, con conseguente migliore allocazione delle risorse economico-finanziarie.

Sarebbe auspicabile una capillare opera educativa per la salute, integrata all’interno dei programmi ministeriali, a partire dalla scuole primarie; in particolare, un percorso educativo mirato alla conoscenza della prevenzione e dei migliori stili di vita potrebbe creare i presupposti per un miglioramento della consapevolezza sull’importanza della tutela della salute individuale, collettiva, ed ambientale.

Per il raggiungimento dei suddetti obbiettivi, sarebbe opportuno rivalutare la centralizzazione delle politiche sanitarie e scolastiche, al fine di definire un quadro di uniformità legislativa all’interno del territorio nazionale.

Una rinnovata sostenibilità finanziaria del servizio sanitario nazionale rappresenta l’elemento cruciale di garanzia al mantenimento di adeguati standard nei servizi, non disgiunto dalla necessità di fornire nuova linfa ed impulso alla ricerca finalizzata all’identificazione di strumenti per il soddisfacimento dei bisogni di salute.

 

I CONTORCIMENTI LESSICALI DI CONFINDUSTRIA

“Si faccia una legge urbanistica senza ideologie”, scrive Confindustria. Ed è difficile anzi impossibile dissentire. Soprattutto per chi, come me, fa parte di un Movimento che da tempo va annunciando l’estinzione delle due ideologie post-belliche. Entrambi soffocate per mano di un capitalismo tecnocratico-finanziario reso cieco dal profitto .

Il punto però è un altro. Scomparse le politiche di destra e di sinistra, il vuoto sarebbe dovuto essere colmato da una nuova politica. Una politica aperta e lungimirante, una politica alleggerita dai condizionamenti di categoria,  finalmente libera di correre  attraverso  un linguaggio semplice ed immediato.

Invece, ridotto alla sua nuda trama, il documento degli industriali non sembra affatto scritto in questo modo.

Un esempio. Affermare che “la legge deve contenere la possibilità di intervento nelle strutture esistenti, anche se ricadenti nella fascia dei 300 metri dal mare, finalizzata ad adeguare le strutture ai parametri richiesti dal mercato», cosa significa?

In cosa consisterebbero questi “parametri richiesti dal mercato”? 

Non credo di sbagliare se dico che la storia della nostra isola è così affastellata di contorcimenti lessicali che non c’è un solo  sardo che non diffidi ascoltando l’espressione “parametri richiesti dal mercato”.

Capisco, dunque, come ogni proposizione porti in sé le ragioni della sua debolezza ma la genericità di questa frase non potrà che generare diffidenza. Una diffidenza che non è più di destra o di sinistra perchè è semplicemente figlia di passate atrocità commesse nel nome delle “esigenze di mercato”.

L’appello potrà trovare il consenso della gente solo se in quei “parametri richiesti dal mercato” Confindustria saprà cogliere la luce di una nuova strategia di mercato. Una strategia che preveda l’ampliamento e la diversificazione dell’offerta turistica, prestando attenzione  magari non più solo alle spiagge ma alla cultura millenaria che riposa dietro di esse.

Una cultura che da troppo tempo  aspetta di essere donata al mondo.